A cento anni dalla scomparsa, i Musei Reali di Torino dedicano due mostre dossier alla sovrana che più di ogni altra seppe fare della propria vita un’opera di rappresentazione, e della cultura, uno strumento di governo.

Una principessa nell’Italia appena unificata

Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia nasce a Torino il 20 novembre 1851. Figlia di Ferdinando di Savoia-Genova e di Maria Adelaide d’Austria, cresce in un contesto di rigida formazione cattolica arricchita da lezioni di storia, letteratura, disegno, pianoforte e ballo. È un’educazione ampia e persino insolita per una donna del suo rango e del suo tempo, che sviluppa in lei una curiosità intellettuale genuina, destinata a restare il tratto più duraturo del suo carattere.

Nel 1868 sposa a Firenze il cugino Umberto di Savoia, futuro Umberto I. L’Italia è un regno appena nato: fragile nell’identità, diviso nelle memorie regionali, incerto nella sua stessa forma. Quando nel 1878 Umberto sale al trono, Margherita non diventa soltanto la prima regina consorte d’Italia: è il principale volto umano di uno Stato che ancora deve guadagnarsi la fiducia dei propri sudditi.

Il salotto come spazio politico e artistico

La sua scelta di aprire un salotto culturale a Roma non è un gesto mondano: è una precisa strategia di legittimazione. Nella tradizione europea, il salotto è lo spazio in cui la corte dialoga con l’intellighenzia, in cui il potere diventa cultura e la cultura diventa potere.

Margherita comprende questo meccanismo con straordinaria lucidità. Le porte del Quirinale si aprono a poeti, compositori e letterati, fra cui Giosuè Carducci, repubblicano convinto, che pure accetta l’invito e compone per lei l’ode Alla Regina d’Italia. La presenza di Alessandro Manzoni nell’orbita della corte, di cui la mostra espone il manoscritto autografo Dell’unità della lingua e dei mezzi per diffonderla, testimonia quanto Margherita sapesse coltivare i legami con le figure più autorevoli della cultura nazionale.

Suona il pianoforte, canta, è appassionata di Wagner e Beethoven. Cura personalmente una biblioteca ricchissima, oggi conservata alla Biblioteca Reale di Torino. Nel 1895 è tra i primi visitatori della Biennale di Venezia, fondata nel 1893 anche come atto celebrativo per i venticinque anni del suo matrimonio.

Il gusto come linguaggio: tra eclettismo e Liberty

In un’epoca in cui l’Italia delle arti applicate cercava la propria voce, oscillando tra il revival storicista, gli influssi del movimento inglese Arts and Crafts e i primi fremiti del Liberty, Margherita incarna con straordinaria visibilità questo passaggio culturale.

Il suo stile personale è elaborato, stratificato, volutamente ricco: oltre agli abiti di Charles Frederick Worth, il couturier parigino più influente del secondo Ottocento, amava adornarsi di perle al collo in ogni occasione pubblica, e decorare le proprie vesti di pietre preziose e piume. Lo storico francese Ernest Tissot, con una punta di snobismo transalpino, annotava che ai balli di corte Margherita “appariva adorna come una statua votiva”. Ma quella sovraesposizione ornamentale era tutt’altro che ingenua: era la traduzione visiva di un’identità nazionale in costruzione, che cercava fasto e riconoscibilità dove ancora mancavano una tradizione consolidata e il consenso radicato del popolo.

L’interesse della regina per le arti decorative si riflette anche in ciò che la circonda: le porcellane delle più prestigiose manifatture europee acquistate durante gli anni del regno, gli arredi commissionati agli ebanisti di corte, le committenze agli artigiani campani. Un gusto che attraversa anche in questo caso il passaggio dall’eclettismo all’Art Déco, passando per la stagione del Liberty; proprio il percorso che la mostra ai Musei Reali ripercorre attraverso i documenti della sua biblioteca e le opere del suo appartamento privato.

Il ritratto come atto di Stato

Margherita è una delle prime sovrane a comprendere il valore politico del ritratto ufficiale nell’era della fotografia e della stampa illustrata. Il grande dipinto di Michele Gordigiani, oggi custodito al Palazzo Reale di Torino e visibile anch’esso in occasione della mostra, è diventato l’immagine iconica della sua regalità: composta, luminosa, inequivocabilmente moderna pur nel rispetto del decoro rappresentativo.

Accanto alla pittura, la fotografia. Margherita è tra le prime figure pubbliche italiane a servirsi sistematicamente del mezzo fotografico per costruire e diffondere la propria immagine: un repertorio documentario che la mostra presenta attraverso una selezione di fotografie storiche, molte delle quali inedite.

Il “margheritismo”: un fenomeno culturale di fine Ottocento

Negli anni Ottanta dell’Ottocento si afferma quello che la storiografia ha chiamato il margheritismo: un fenomeno di costume che investe non solo la moda ma l’intera sfera della produzione culturale e artigianale italiana. Una delle prime riviste di moda del paese prende il suo nome: Margherita, il giornale delle signore italiane. Le viene intitolato il rifugio alpino più alto d’Europa, la Capanna Regina Margherita sul Monte Rosa a 4.552 metri, segno della sua passione per la montagna, coltivata tra Gressoney, Courmayeur e la Val d’Aosta. Le vengono dedicate composizioni musicali, asili, scuole, opere di beneficenza.

Anche la gastronomia rientra in questo processo di identificazione simbolica: la pizza Margherita, i dolci a lei dedicati, il panforte senese riformulato per onorarne il gusto. Prodotti locali che prendono il nome della regina per accreditarsi come patrimonio nazionale.

Una presenza costruita con consapevolezza

Quello che rende Margherita storicamente rilevante, al di là della cronaca della sua vita, è la consapevolezza con cui costruisce la propria presenza pubblica. In un periodo in cui la politica era dominio esclusivo di ristrette élites, Margherita intuisce che la monarchia ha bisogno di un volto riconoscibile e amato, non soltanto rispettato.

Con Umberto intraprende numerosi viaggi lungo la penisola, soprattutto nel Mezzogiorno, che si rivelano momenti di contatto diretto con la popolazione. È lei a guidare queste apparizioni, lei il perno attorno a cui ruota il consenso popolare verso la corona.

Lo storico Ugoberto Alfassio Grimaldi scrive che Margherita fu il personaggio politico dell’Italia unita che suscitò, dopo Garibaldi e Mussolini, i maggiori entusiasmi nelle classi elevate e in quelle umili. Un giudizio che dice molto sulla natura del suo potere, fondato non sulla forza ma sulla seduzione culturale.

Dopo il regicidio di Umberto I, avvenuto il 29 Luglio del 1900, la sua regalità si fece riservata: si ritirò in secondo piano fino alla sua morte a Bordighera, sul Mar Ligure, il 4 Gennaio 1926.

 

A cento anni dalla scomparsa: le mostre ai Musei Reali di Torino

Torino, la sua città natale, celebra il centenario con due mostre dossier allestite ai Musei Reali, aperte dal 21 maggio 2026 al 6 gennaio 2027.

 

Margherita, prima Regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Palazzo e Biblioteca Reale

Curata da Lorenza Santa, Fabio Uliana e Maria Luisa Ricci, la mostra è allestita alla Biblioteca Reale, che custodisce la collezione libraria personale della regina. Il percorso espositivo presenta libri a stampa, documenti d’archivio, incisioni e fotografie in gran parte inediti: il manoscritto autografo manzoniano, componimenti di Carducci con dedica autografa, spartiti di Giovanni Sgambati e Eugenio Pirani, omaggi artigianali provenienti da scuole del regno e un rarissimo erbario di fine Ottocento.

In occasione della mostra riaprono al pubblico le sale settecentesche dell’Appartamento di Palazzo Reale abitato da Margherita, con il ritratto di Gordigiani, le porcellane di manifattura europea e gli arredi delle committenze di corte. Nella Sala dei Medaglioni è allestito un dialogo inedito tra gli arredi di Michele Dellera e la sontuosa culla di Vittorio Emanuele III, eseguita su disegno di Domenico Morelli da artigiani campani e concessa in prestito dalla Reggia di Caserta fino al 29 settembre.

Il Volto delle Donne. L’altra faccia della Storia

Curata da Elisa Panero, Patrizia Petitti e Daniela Speranza, la mostra è allestita nel Medagliere Reale, riaperto a dicembre scorso dopo i lavori di riqualificazione. Attraverso la collezione numismatica dei Musei Reali (circa 60.000 pezzi, un terzo dei quali reca volti di donna), la rassegna ripercorre figure femminili dall’antichità all’età moderna: Cleopatra VII, Messalina, Giulia Domna, Galla Placidia, Beatrice di Portogallo, Caterina di Russia, fino a Margherita di Savoia, che chiude il percorso come l’esempio più compiuto di una sovrana che ha fatto dell’immagine pubblica uno strumento consapevole di costruzione della propria eredità storica.

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Last Update: 10/06/2026