Finissage e visita con l’artista MUSEO LAVAZZA – Spazio Archeologico

Giovedì 11 gennaio 2024 h. 16.30 STEFANO CAGOL: Archeology of the Anthropocene. Molto prima di noi e dopo

Ingresso: gratuito

Prenotazione: non richiesta

Via Bologna 32 – 10152 Torino

 

A seguire:

In galleria h.  18 A PICK GALLERY CAGOL | ROWAN. Sulla Materia e l’Energia  (visitabile fino al 27 gennaio)

Via Bernardino Galliari 15/C – 10125 Torino

Giovedì 11 gennaio lo Spazio Archeologico del Museo Lavazza di Torino chiude con un’apertura speciale e visita guidata con l’artista dalle 16:30 alle 17:30 la mostra personale di Stefano Cagol “Archeology of the Anthropocene”, inaugurata lo scorso ottobre nell’ambito dell’Art Site Fest. In un luogo unico, che testimonia la scoperta dei resti di un’antica basilica paleocristiana alle basi della cosiddetta Nuvola Lavazza progettata da Cino Zucchi, cinque opere video, installative, scultoree e sonore dell’artista Stefano Cagol pongono a confronto con il futuro e le conseguenze delle nostre scelte guardando all’idea di tempo. Il tempo, oltre l’essere umano. Con questa idea nasce la mostra al Museo Lavazza – Spazio Archeologico, realizzata in collaborazione con Art Site Fest (https://artsitefest.it/), e con NxT e la piattaforma We Are the Flood di MUSE – Museo delle Scienze Trento  (https://www.muse.it/events/incontro-pubblico-museo-lavazza/).

A seguire, l’invito è a spostarsi dalle 18 alle 20 da A Pick Gallery dove Stefano Cagol con l’inglese Hannah Rowan è protagonista della doppia personale “Sulla materia e l’energia”, inaugurata durante l’ultima Torino Art Week e visitabile fino al 27 gennaio.

La mostra presso A Pick Gallery è realizzata in collaborazione con C+N Galleria Canepaneri.

In entrambi i casi, sarà presente l’artista, appena rientrato dalle prime due fasi internazionali del suo nuovo progetto supportato dall’Italian Council nel deserto dell’Egitto e la giungla della Malesia. Sarà un’occasione unica, quindi, anche per cogliere a caldo le sue impressioni da queste esperienze di ricerca, scambio e produzione.

Sulla mostra al Museo Lavazza

Nello Spazio Archeologico del Museo Lavazza, Stefano Cagol presenta la personale dal titolo “Archeology of the Anthropocene. Molto prima di noi e dopo” e sceglie di riprendere la nuova e già abusata definizione dell’era dell’essere umano per scrutarne la fine, immaginando un mondo in cui le interferenze antropogeniche continuano il loro corso anche dopo di noi, un’era già antica. Mentre gli scienziati sono ancora occupati in processi di denominazione, ricerca di marcatori e tentativi di datazione, in contraddizione tra chi fa iniziare l’Antropocene con il nucleare, la rivoluzione industriale o l’agricoltura, l’artista lo vede coincidere con le nostre stesse origini: il controllo del fuoco. Già allora, fin da subito, eravamo come adesso: esseri splendidi e ingegnosi, ma anche così arroganti e aggressivi con tutto e con tutti. Già allora ha avuto inizio il nostro impatto, la stessa antropogenicità è un iperoggetto, nel suo essere time- & space-transgressive. L’Antropocene, che alle nostre orecchie suona così legato al presente e al futuro, affonda vischiosamente nel nostro passato più remoto.

Il percorso espositivo è una selezione di opere storicizzate e altre inedite che rendono conto della coerenza della ricerca di questo artista. Troviamo il lavoro video del 2022 “Far before and after us”, un rito del fuoco realizzato tra vette innalzatesi da fondali primordiali per la partecipazione al padiglione dello stato del Perak – Malesia alla scorsa Biennale di Venezia. Reperti del riscaldamento globale sono le opere scultoree “Monuments to the flow (of matter)”, flaconi in plastica recuperati, plasmati dal calore e innalzati su un piedestallo in marmo. Sono “opere garantite per 1000 anni”: il tempo oltre l’essere umano, il tempo che impiega la plastica per degradarsi. L’Isola di Bouvet nell’Antartide è ricreata un accartocciamento in alluminio a specchio sospeso al centro dello spazio archeologico, sopra le antiche pietre. Quell’isola è considerata il luogo più remoto sul pianeta, ma per questo non scevro dalle conseguenze delle nostre scelte e da test atomici. È poi presente una delle prime opere dell’artista, realizzata nel 1995 ma quanto mai attuale. È la registrazione di un’esplosione nucleare rallentata all’estremo: ne esce un suono simile a uno strumento ad arco, straniante e straziante, sintesi perfetta dell’essere umano che agita fatalmente le corde del pianeta.

L’apocalittico Stefano Cagol, mentre sta portando avanti il suo progetto WE ARE THE FLOOD (noi siamo il diluvio) attraverso una piattaforma di confronto all’interno del MUSE Museo delle Scienze di Trento, crede, fino in fondo, nell’artista con un ruolo sociale e spirituale.

Sull’artista

Stefano Cagol (Trento, 1969) è un artista contemporaneo italiano, due volte vincitore dell’Italian Council (2023, 2019) del Ministero italiano della Cultura, che lavora nei campi dell’Arte Concettuale, Arte Ambientale, Eco-Art e Land Art, riflettendo da anni su confini, influenze, energia e ambiente.

Ha partecipato alla 59a, 55a, 54a Biennale di Venezia; Manifesta 11; 14a Biennale di Curitiba; 3a e 2a OFF Biennale Cairo; 1a Biennale dello Xinjiang e 1a Biennale di Singapore. Gli hanno dedicato mostre personali musei come il MAC di Lissone (2023); CCA Center for Contemporary Art di Tel Aviv (2021); MA*GA di Gallarate (2019); Galleria Civica di Trento (2016); ZKM Karlsruhe (2012) e Mart – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (2000).

Dal 2022 ha avviato la piattaforma We Are the Flood presso il MUSE Museo delle Scienze di Trento e nel 2023 ha fondato la collezione MUSE Antropocene. Dal 2023 è direttore artistico di Castel Belasi, polo della pratica e del pensiero ecologico.

Stefano Cagol ha studiato all’Accademia di Brera a Milano e alla Ryerson University di Toronto con una borsa di studio post-dottorato del Governo del Canada, e tenuto conferenze e workshop alla Bauhaus University di Weimar; Accademia di Brera di Milano e alla Goldsmiths University di Londra.

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