MAO Torino – Il testamento di Marco Polo 

Aveva denaro e beni di ogni natura, comprese alcune merci esotiche, apportate dai suoi viaggi nelle terre lontane d’oriente. In punto di morte, reso fragile dalla malattia, Marco Polo. Continuare a stupire anche con le proprie disposizioni testamentarie. Donazioni alla chiesa per salvarsi l’anima, la liberazione dell’est dello schiavo, l’eredità per la moglie alle figlie in un momento storico nel quale si lasciava tutto al ramo maschile. Un elenco fatto di proprietà ma anche di oggetti favolosi: bottoni di Ambra, stoffe traforate in oro happy di seta, redini di foggia singolare, persino il pelo di yak è una “zoia” in oro con pietre e perle del valore di “14 lire di denari gradi grossi”.
E questo il testamento segreto di Marco Polo, documento che, forse è meglio di regnante, racconta l’umanità di Marco Polo, epico viaggiatore più anziano che ora svela anche la sua parte più intima, quella che emerge dall’uomo che si presta morire. A pubblicare la preziosa reliquia storica dopo un lunghissimo lavoro, è Scrinium, organizzazione veneziana che ha fatto della conservazione del patrimonio culturale mondiale una missione.La ricerca del documento è iniziata la biblioteca nazionale Marcello di Venezia dove si conserva fin dalla prima metà dell’ottocento la pergamena su cui Marco Polo 1254 – 1324, Verso letto di morte, detto le sue volontà. Il testamento fu redatto dal prete notaio Giovanni Giustiniani il 9 gennaio 1323, secondo calendario romano all’epoca ancora vigente nella Repubblica serenissima che faceva coincidere inizio dell’anno con il 1 marzo, e quindi corrispondente a 1324. La pergamena stata ritrovata all’interno del codice Marcia Lat. V,58-59, che raccoglie anche testamenti del padre Nicolò dello zio Matteo, company di Marco nel lungo viaggio alla corte del Kublai Khan del 1271,Un documento, questo, che il mondo accademico si è contesa per anni: studiavo era un onore. Ma i rischi di danni dell’usura erano gravi. Così nel 2016, il ministero dei Beni Culturali e delle attività culturali, la biblioteca Nazionale Marciana, e scrigno non hanno avviato un progetto congiunto per realizzare un clone perfettamente corrispondente all’originale.Dott.ssa Tiziana Plebani curatrice 

Il testamento di Marco Polo: da documento a ‘monumento’.

9 gennaio 1326: facciamo un salto indietro nella Storia e immaginiamo di essere al capezzale di Marco Polo al termine della sua straordinaria e lunga vita, mentre detta le proprie volontà testamentarie al notaio Giovanni Giustinian, attorniato dalla moglie Donata Badoer e dalle figlie Fantina, Bellela e Moreta.

Non assistiamo solo a una trasmissione di beni materiali che rivela affetti e solidarietà e a donazioni che ci rendono partecipi dello stato d’animo e della disposizione spirituale di Marco verso la morte. Questo atto è in grado di ‘bucare’ la Storia e di giungere a noi oltrepassando la mera funzione didocumento per assumere quella di un ‘monumento’ alla vita del grande viaggiatore. Di Marco Polo,forse il più illustre e soprattutto il più conosciuto veneziano al mondo, l’uomo che varcò terre incognite, che creò un ponte tra l’Occidente e l’Oriente, autore di quel resoconto così dettagliato dipaesi e abitudini caro a Colombo che viaggiò con una copia fittamente annotata, non abbiamo infatti tracce dirette. Non si conserva una copia autografa o postillata del Milione, non restano carte da lui vergate, la sua vicenda biografica è custodita solo da un pugno di atti giuridici: transazioni economiche, proprietà e passaggi di beni.

L’area in cui si ergevano le case-fondaco dei Polo, vicino alla chiesa di S. Giovanni Grisostomo, fudevastata nel 1596 da un incendio, così ora dell’abitazione del viaggiatore permane solo un pallidoricordo nel toponimo ‘corte del Milion’. Anche la tomba, posta per suo volere nella chiesa che accoglieva le spoglie del padre Nicolò, a San Lorenzo, andò dispersa e vane furono anche in seguito le ricerche per rintracciarne i resti.

Nell’assenza di immagini, effigi e opere pubbliche nella sua città natale, ecco dunque che il testamento di Marco Polo assume il valore e il significato di un ‘monumento’ all’uomo, alla sua vita e alla staturainternazionale della sua impresa.
Affinché si attui questo passaggio simbolico era necessario tuttavia restituire appieno la potenzialità narrativa che le sue ultime volontà custodiscono, accostandoci con attenzione a tutto ciò che sa trasportare questa pergamena, scelta con cura dal notaio Giovanni Giustinian.

Il corredo di studi che si snoda in questo volume è stato dunque pensato per accompagnarci lungo la scoperta degli aspetti umani, culturali, sociali che le parole di Marco custodiscono o evocano ma anche per disvelare le molte storie che sono conservate dalla stessa pergamena, la sua fattura, la sua redazione, il suo passaggio di mano in mano sino a giungere a oggi.

 

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