Dal mito greco della discesa agli Inferi alla tradizione iraniana della notte di Yalda, il melograno attraversa culture e secoli. Un simbolo che ritroviamo nella mostra “Il colore rubino”, nell’ambito di Art Site Fest 2026, visitabile fino al 20 novembre.

Un frutto tra il mondo dei vivi e quello dei morti

Il 31 ottobre è una data che, nell’immaginario collettivo, richiama il mistero, gli spiriti e il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Ma per ritrovare questi temi non occorre fermarsi alle tradizioni di Halloween. Basta guardare alla mitologia, alla storia dell’arte e ai simboli che attraversano le culture.

Uno di questi è il melograno.

Dietro la sua buccia rossa e i numerosi chicchi si nasconde una delle storie più affascinanti della mitologia greca: quella di Persefone, figlia di Demetra, dea dell’agricoltura e della fertilità.

Secondo il mito, Persefone viene rapita da Ade e condotta nel regno dei morti. Demetra, disperata per la scomparsa della figlia, rende sterile la terra, fino a quando non viene stabilito che Persefone potrà tornare nel mondo dei vivi.

Ma la giovane ha mangiato alcuni chicchi di melograno negli Inferi, un gesto che la lega per sempre a quel regno.

Dovrà quindi trascorrere una parte dell’anno accanto ad Ade e un’altra sulla terra, con la madre. Il mito diventa così una spiegazione simbolica dell’alternarsi delle stagioni, del riposo della natura e del suo risveglio.

Il melograno assume un significato complesso: è simbolo di fertilità e abbondanza, ma anche di passaggio, morte e rinascita.

Dalla Grecia all’Iran: il melograno e la notte di Yalda

Il valore simbolico del melograno non appartiene soltanto al mondo greco.

Nella cultura iraniana, il frutto è protagonista della notte di Yalda, celebrata in occasione del solstizio d’inverno. È la notte più lunga dell’anno, durante la quale famiglie e amici si riuniscono per condividere cibo, racconti e poesie.

Il melograno, con il suo colore rosso, richiama la vitalità, il sole e la speranza nel ritorno della luce dopo il buio.

Pur appartenendo a tradizioni differenti, il mito di Persefone e la celebrazione di Yalda condividono un elemento suggestivo: il rapporto tra oscurità e luce, assenza e ritorno, fine e nuovo inizio.

Il colore rubino: l’opera di Bahar Heidarzade al Museo della Frutta

È in questo intreccio di significati che si inserisce Il colore rubino, la mostra dell’artista iraniana Bahar Heidarzade, realizzata nell’ambito di Art Site Fest 2026 e ospitata al Museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti” di Torino.

Tra le opere esposte compare un melograno rosso intenso, che dialoga con gli spazi e le collezioni del museo.

Un oggetto apparentemente semplice, ma capace di richiamare un universo di riferimenti culturali, tradizioni e memorie.

La presenza dell’opera all’interno del Museo della Frutta crea inoltre un incontro tra la rappresentazione scientifica della natura, la ricerca artistica contemporanea e il valore simbolico attribuito ai frutti nel corso della storia.

Halloween, quando l’arte racconta l’invisibile

Il collegamento con Halloween nasce proprio da questa capacità dei simboli di attraversare il tempo.

La notte del 31 ottobre è tradizionalmente associata al mistero e all’idea di un confine più sottile tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti.

Il melograno di Persefone ci riporta a una narrazione antichissima che affronta, attraverso il mito, le stesse grandi domande: che cosa significa scomparire, ritornare, attraversare una soglia?

Non si tratta di attribuire all’opera un significato legato direttamente a Halloween, ma di osservare come uno stesso simbolo possa aprire letture differenti.

Perché l’arte non offre soltanto immagini da osservare. Talvolta ci invita a ritrovare storie che credevamo lontane e che, invece, continuano a parlare al presente.

Informazioni sulla mostra

Il colore rubino – Bahar Heidarzade
Art Site Fest 2026
Museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti”
Via Pietro Giuria 15, Torino
Fino al 20 novembre 2026

Fotografia: opera di Bahar Heidarzade, Museo della Frutta, Art Site Fest 2026.