Per oltre vent’anni, il mondo dell’arte si è posto una sola domanda: chi è Banksy? Oggi, una monumentale inchiesta giornalistica sembra aver messo la parola fine a uno dei segreti meglio custoditi della cultura pop contemporanea.
L’identità svelata: Da Robin Gunningham a David Jones
Secondo quanto emerso dall’indagine “In Search of Banksy” condotta dall’agenzia Reuters, dietro lo pseudonimo dello street artist più famoso del pianeta si celerebbe Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973.
Ma c’è un colpo di scena: Gunningham non esisterebbe più “legalmente” da anni. Per sfuggire alle maglie della curiosità mediatica e proteggere il proprio anonimato, l’artista avrebbe cambiato nome in David Jones già nel 2008. Una scelta non casuale: oltre ad essere uno dei nomi più comuni nel Regno Unito, David Jones era il nome di battesimo di David Bowie, l’uomo dalle mille identità che ha profondamente influenzato l’estetica di Banksy.
Le prove: Il viaggio in Ucraina e la confessione del 2000
L’inchiesta non si basa su semplici supposizioni, ma su un incrocio di dati tra archivi di polizia, testimonianze e spostamenti internazionali:
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L’indizio ucraino: Nel 2022, durante la realizzazione dei celebri murales tra le macerie di Kiev e Borodyanka, un uomo di nome David Jones è entrato nel Paese. I dati del suo passaporto corrisponderebbero esattamente alla data di nascita di Gunningham.
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Il verbale di New York: È emerso un vecchio verbale di arresto del settembre 2000. Un giovane fu fermato mentre imbrattava un cartellone pubblicitario sulla 675 Hudson Street; quel ragazzo firmò una confessione autografa con il nome di Robin Gunningham.
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Il legame con i Massive Attack: L’indagine chiarisce anche il ruolo di Robert Del Naja. Il frontman della band non sarebbe Banksy, come ipotizzato per anni, ma un suo stretto collaboratore presente durante le incursioni artistiche più rischiose.
Perché l’anonimato è (ancora) importante?
L’avvocato dell’artista, Mark Stephens, ha espresso preoccupazione per queste rivelazioni, sottolineando come l’anonimato non sia un gioco, ma uno strumento di libertà d’espressione. Operare senza un volto permette a Banksy di lanciare messaggi politici radicali senza il filtro della personalità individuale, lasciando che sia solo l’opera a parlare.
Nonostante il velo sia stato sollevato, la domanda per i lettori di Newsfromuseums resta: sapere che Banksy è Robin Gunningham cambia davvero il valore del suo messaggio? Forse no. Perché Banksy non è mai stato un uomo, ma un’idea che appartiene a tutti.